Maison Balzac

Suite française 2/2019

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Il diciannovesimo secolo
per come lo conosciamo
è in gran parte
un’invenzione di
Balzac

(O. Wilde)

Premessa
Ancora Balzac? Sì, certamente. E per una ragione che non potrebbe essere detta meglio di come l’ha detta Hugo von Hofmannsthal, in uno dei suoi splendidi saggi di inizio Novecento, dedicati all’autore della Comédie humaine: «Non voglio sapere se ho letto tutti i libri di Balzac, e mai potrò saperlo. Poiché quando aprirò gli ultimi, non sarò più lo stesso uomo che ha letto i primi». È una sensazione probabilmente familiare a molti di noi, lettori di Balzac: ognuno con il proprio personale itinerario, con tempi e intensità di lettura diversi, ma tutti persuasi – a tratti anche un poco amaramente persuasi – che il ‘continente Balzac’ non lo si potrà davvero mai del tutto attraversare.

spazio mobile

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Uno spazio in movimento pensato per accogliere proposte e riproposte di autori, saggi, opere d’arte,
ma anche novità, pre-print, recensioni, suggerimenti, progetti, ripensamenti, polemiche.
Legato principalmente  al tema lanciato ogni volta dalla rivista, ospita anche proposte provenienti dai lettori.

Luca Mori – Balzac e l’inversione tra persone e cose

La prima esposizione universale si tenne a Londra nel 1851, in un palazzo di ferro e vetro montato in Hyde Park

Domitilla Campanile – Balzac al cinema

La tenace presenza di Balzac nel cinema pone una serie di domande alle quali cercherò di dare una forma unitaria

Andrea Lanza – Un Balzac del ventunesimo secolo? A proposito di “Lo Stradone” di Francesco Pecoraro

In Lo Stradone  di Francesco Pecoraro (Ponte alle Grazie, 2019) si può ritrovare lo spirito di Balzac.

Abdenour Boukhal – À propos d’une erreur de Balzac

L’erreur n’est pas seulement une légère défectuosité tapie au fond du texte, simple inadvertance coûtée par le labeur de la nuit

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ABOUT

Suite française in breve
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«Mio Dio, cosa mi combina questo paese?»
(dal diario di Irène Némirovsky)

 

Che cos’è la Francia per noi? È Montaigne? Derrida? Monet? Manet? Forse la Nouvelle Vague? O magari Chanel N°5?
La Francia oggi è vieux jeu, direbbe Henry James: polvere e declino conditi da indubbia eleganza. Ma è proprio alla cultura e alla politica che parlano francese che è dedicata questa rivista. Non per desiderio di rivincita, di esclusività o esclusione, e neppure per coltivare una nicchia antiquaria: piuttosto, per l’importanza che le idee, gli autori e i temi della cultura francofona hanno avuto, e continuano ad avere, in politica e storia, in filosofia e letteratura, nelle arti e nelle scienze.
Da qui l’idea di puntare i riflettori sul mondo che è al centro dell’opera di Irène Némirovsky. La scommessa è concentrare attorno alla politica tutti gli altri saperi che riguardano la Francia, trattare la cultura alta senza trascurare quella pop, tenere in equilibrio corale e singolare (termini di Irène), incrociare sguardi interni e sguardi esterni, non fermarsi alla finestra italiana.
È un progetto che può essere realizzato in modi diversi. Noi abbiamo scelto di fondare una rivista scientifica – un numero l’anno, monografico, costruito a partire da una call, pubblicato in italiano, inglese e francese – e di aprire al suo interno  sans souci,  uno spazio dedicato a proposte e riproposte saggistiche, letterarie, artistiche, all’intervento dei lettori.

CONTATTI

 

TELEFONO
050.2215423
INDIRIZZO
Suite française
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Via Collegio Ricci, 10 – 56126 Pisa
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suitefrancaise@labcd.unipi.it